Primatista mondiale, quattro volte campionessa europea, oro olimpico a Mosca, argento a Montreal e a Los Angeles: questi i numeri di Sara Simeoni, altista di fama internazionale, prima donna a saltare in alto 2 metri nel lontano 1978. Per essere precisi, il suo record di 2,01 è durato ben 29 anni. Oggi questa straordinaria atleta ha incontrato alcune classi degli istituti tolmezzini Paschini Linussio e Solari. Una lezione di educazione fisica “più che fisica”: la campionessa, con semplicità e umiltà, ha portato ai ragazzi una significativa testimonianza.

Che cosa le ha insegnato lo sport? Innanzitutto a non perdere tempo. I genitori, che non l’hanno mai spinta né forzata perché primeggiasse, le hanno sempre detto «prima lo studio»; quindi da ragazzina comprese la necessità di organizzarsi se voleva uscire per incontrarsi con gli altri. Sì, perché all’inizio l’iscrizione alla scuola di atletica leggera era nata dal semplice desiderio di uscire di casa, di stare con i coetanei e di divertirsi.

Lo sport le ha anche insegnato ad avere fiducia in sé stessa, a smetterla di credere che gli altri fossero necessariamente migliori di lei; le ha fatto capire che «non c’è un motivo valido per tirarsi indietro», perché «se non si prova, non si sa se si è capaci. E poi, comunque, se non sai fare bene quella cosa, ne saprai fare bene un’altra. Ognuno di noi ha delle potenzialità e delle capacità» – ha ribadito ai ragazzi. Eppure erano anni in cui per una donna non era facile credere nelle proprie capacità, nemmeno nell’ambiente dello sport: la Simeoni racconta che gli allenamenti erano uguali a quelli dei maschi, senza alcuna distinzione («se non ce la facevi, stramazzavi!»).

Ma com’è riuscita a raggiungere risultati così “elevati” – in tutti i sensi –? La campionessa ha sottolineato l’importanza di saper compiere le scelte giuste: dare priorità a ciò che è importante, sacrificando il resto, è ciò che fa veramente la differenza, ma è anche ciò che consente di acquisire «serenità», nella consapevolezza di aver fatto tutto il possibile. Per questo prima della gara «non ho mai avuto paura dell’avversario, anche se sapevo che era più forte di me». 

Gli studenti sono rimasti affascinati dalla spiccata sensibilità e dall’estrema disponibilità con cui la Simeoni si è rivolta a loro, ma hanno anche saputo ripagare la cortesia della nostra ospite dimostrando interesse, rispetto e capacità di ascolto, tanto che il marito dell’atleta, nonché suo allenatore, Erminio Azzaro, presente all’incontro, ha chiesto ai docenti di poter tornare in primavera per una lezione di salto in alto nel campo di atletica. L’asticella sale!

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