A compendio degli interessanti interventi svolti durante la “Giornata mondiale della sicurezza in rete” (di cui avevamo dato notizia QUI ), pubblichiamo una breve riflessione semiseria degli allievi della classe 3^A Liceo Scientifico Giacomo Genovese e Angelica Plazzotta.

Quanti di voi hanno già usato il cellulare stamattina? Quanti lo controllano come prima cosa appena alzati? Il relatore Giacomo Trevisan inizia così il suo intervento. Alcuni di noi rispondono alzando – come richiesto – la mano, altri si tengono per loro la propria risposta. Siamo alla conferenza indetta, come l’anno scorso, in occasione del Safer Internet Day. Conoscere, saper gestire, e come evitare di incappare in molte delle problematiche legate al mondo digitale. Una di queste è la dipendenza dai dispositivi mobili, o in altri termini, quella che nostra madre chiamerebbe «esci e fatti una vita».
La buona notizia – dice Trevisan – è che in gran parte non è colpa nostra. Ma su questo noi siamo sempre stati d’accordo. Quel che forse ci giunge nuovo è che molte delle app che usiamo quotidianamente sono progettate in modo da favorire questa dipendenza. App sempre a disposizione sui nostri cellulari.
Come fanno? Grazie all’innato desiderio della nostra specie di una pubblica e continua gratificazione.
Il secondo relatore – il blogger e formatore Fabio Corvini – parla di sicurezza, nostra e dei nostri dati. Che poi è la stessa cosa. Nell’allegro quadro di rischi che ci vengono forniti, risaltano sicuramente la pedofilia, il rischio di una fuga di dati personali e di furto di identità. Instagram, Tik Tok, Whatsapp e molti altri sono analizzati in questa nuova ottica. Con risultati interessati.
Dulcis in fundo, la Polizia Postale ci parla di reati digitali con la tipica dolcezza usata nei posti di blocco. Diffondere immagini di persone senza il consenso di un avente diritto è un grave reato. Specie se queste non sono vestite.
Tali tipologie di reato (revenge porn, pedo e pornografia ed eventuali conseguenti ricatti) sono doppiamente gravi commessi su internet, dove anche la Polizia Postale fatica a porre un rimedio definitivo.
È quindi molto importante da una parte farsi furbi e sapersi proteggere, dall’altra pensarci due volte prima di trasgredire qualche legge per una leggerezza.
Siamo tutti usciti dal teatro Candoni con il nostro bel cellulare in tasca.
Multinazionali, pervertiti, malintenzionati. Gente, almeno sono nemici che abbiamo in comune.
Angelica Plazzotta
Giacomo
Genovese