Incontro con l’antropologa e la sua ricerca sul territorio della Carnia

Nella mattinata del 28 novembre gli studenti e le studentesse delle classi 4^A, 4^B e 5^A del Liceo delle Scienze Umane hanno incontrato la ricercatrice e antropologa Dott.ssa Barbara Vuano presso l’aula magna del nostro Istituto. La dottoressa, introdotta dal Dirigente Dott. Andrea Battaglia, ha presentato la sua ricerca, descritta nel libro “Nascere nella cenere”, dedicato alle ultime ostetriche condotte in Carnia.

La dottoressa ha descritto con passione la motivazione che l’ha spinta a scegliere questo argomento per la sua tesi di laurea e ha augurato agli studenti presenti di dedicarsi con lo stesso amore alle loro passioni, li ha invitati a non demordere nonostante possano incontrare difficoltà perché non è mai tardi per imparare o per completare gli studi universitari, come è accaduto a lei stessa.  La ricercatrice ha intervistato, per circa un anno, le ultime tre ostetriche viventi che avevano svolto negli anni del dopoguerra un vero e proprio lavoro terapeutico. L’intento dell’opera della Dottoressa Vuano era quello di scoprire se intorno all’evento nascita esistevano ancora pratiche e memorie che si rifanno a saperi antichi. La levatrice aveva, infatti, il compito di “raccogliere la vita e farla crescere” ed era un elemento fondante nella vita delle società antiche. Certi saperi sono infatti sedimentati in tempi lunghi, consolidati in forme condivise e trasmessi attraverso rituali che li marcano e li sottolineano.

Durante l’intervento gli studenti e le studentesse hanno potuto capire, dalle parole della ricercatrice, come sia importante condurre una ricerca con rigore metodologico, scelte e ipotesi di lavoro ponderate. È stato emozionante ascoltare in sala, le voci delle ostetriche, registrate e raccolte nell’Archivio Etnotesti dell’Università di Udine “La stanza delle voci”.

In particolare, una curiosità sul lavoro delle ostetriche ci ha colpiti: il racconto di come, in assenza del filo per cucire il cordone ombelicale, quando si trovavano lontane da Tolmezzo e si dovevano ingegnare con quello che trovavano nelle case, accadeva che legassero il cordone ombelicale con il “fîl tuart” (filo attorcigliato) utilizzato solitamente per cucire gli “scarpets”.

Gli studenti e le studentesse hanno avuto la possibilità di porre numerose domande, tutte estremamente interessanti e accolte dalla relatrice con molto entusiasmo perché le hanno permesso di raccontare particolari interessanti delle sue interviste.

Un grazie a tutti i presenti che hanno permesso, con il loro ascolto attento, di ricordare la preziosa missione di tutte le ostetriche che hanno aiutato tante madri a dare alla luce i loro figli, anche in situazioni difficili nelle vallate della Carnia.

Gli alunni della Classe 5A del Liceo di Scienze umane